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MASTOPLASTICA

ADDITIVA

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1. INTRODUZIONE

Nel corso dei secoli, la Società ha proposto modelli di bellezza differenti, da seni molto voluminosi nell’Antica Grecia come simbolo di fertilità a seni inesistenti dopo l’avvento di modelle molto magre.

La risposta a mio avviso è in mezzo a questi due estremi: ogni donna ha una propria personale percezione del corpo ed ogni paziente va valutata nella sua interezza, non solo fisica.

E a mio avviso non esiste nemmeno un aspetto ideale da ricercare. L'armonia delle forme e la naturalezza del risultato è l’obiettivo a cui tendere. 

 

Con il termine di mastoplastica, si intendono tutta una serie di procedure chirurgiche volte al miglioramento estetico della regione mammaria.

A seconda della forma e del volume di partenza, in accordo con i bisogni della paziente, si procederà a differenti tipi di interventi.

Il più richiesto in assoluto è senz’altro la Mastoplastica Additiva.

in breve

Degenza: entro 24 h

Procedura: 60-90 minuti

Anestesia: generale

Medicazione: reggiseno

2.  DI COSA SI TRATTA?

La Mastoplastica Additiva è una procedura chirurgica volta a dare volume alle mammelle. Questa definizione, alquanto generica, include anche l’utilizzo di una protesi che procedure in cui si riesce a dare volume al seno utilizzando prodotti riempitivi, come ad esempio il grasso prelevato da altre zone corporeo ed iniettato come volumizzante. Questa tecnica, per quanto interessante, risulta di fatto una procedura di nicchia per la bassa capacità di dare forma e volume.

 

Ritornando quindi al quesito iniziale, la differenza fondamentale tra la Mastoplastica Additiva e la Mastopessi con protesi è sostanzialmente legata alle condizioni di partenza:

 in una mammella normoconformata ma di basso volume verrà eseguita la M. additiva semplice; nel caso di un seno ptosico (discesa del complesso areola-capezzolo), di pelle in eccesso o ad esempio nel caso fosse necessario ridare forma al seno, sarà senz’altro necessario eseguire una mastopessi, un vero e proprio lifting del seno, con ovviamente più cicatrici. Questa tecnica verrà affrontata a parte.

 

CENNI DI ANATOMIA

L'anatomia della mammella, nelle donne come negli uomini, è caratterizzata da:

  • cute e complesso Areola-Capezzolo

  • tessuto adiposo (grasso)

  • ghiandola mammaria

  • muscolo gran pettorale

 

La semplice conoscenza di queste strutture permetterà al lettore di comprendere meglio tutte le informazioni che verranno riportate in questo capitolo. 

 

3. ACCESSI CHIRURGICI

La Mastoplastica Additiva prevede la volumizzazione delle mammelle grazie all’utilizzo di protesi mammarie.

Ecco gli aspetti cruciali relativi agli accessi chirurgici:

gli accessi e quindi ne consegue le cicatrici finali, potranno essere localizzati a vari livelli.

Le tecniche più comuni prevedono l’utilizzo di un accesso a livello del solco mammario (piega naturale posta alla base del seno) o di un accesso denominato emiperiareolare inferiore (posto nella metà inferiore dell’areola).

Tecniche meno impiegate prevedono un accesso a livello ascellare.

 

4. TECNICHE CHIRURGICHE

 

 La protesi mammaria può essere inserita in 2 modalità:

SOTTOGHIANDOLARE

Viene inserita in superficie, tra la ghiandola mammaria ed il muscolo pettorale. La protesi si ritrova superficiale.

Ecco i vantaggi e gli svantaggi di questa metodica:

PRO

  • facile esecuzione

  • rapidità dell’intervento

  • la protesi tende a seguire i movimenti della mammella con un aspetto molto naturale

CONTRO

  • maggior rischio di contrattura capsulare

  • aspetto poco naturale su seni di basso volume (in quanto la copertura da parte della ghiandola è bassa)

SOTTOMUSCOLARE

 

prevede il posizionamento al di sotto del muscolo gran pettorale. Questa tecnica è stata modificata negli ultimi anni con la tecnica DUAL PLANE, in cui la protesi è nella parte alta coperta dal muscolo e nella parte bassa è sottoghiandolare.

Ecco i vantaggi e gli svantaggi di questa metodica:

PRO

  • aspetto molto naturale anche in pazienti con poca ghiandola

  • ridotto rischio di contrattura capsulare

  • aspetto molto naturale del decollete in quanto coperto dal muscolo

CONTRO

  • maggior difficoltà di esecuzione

  • maggior durata dell’intervento

  • maggior dolore nel post-operatorio

 

5. PROTESI

PROTESI ROTONDE 

Le protesi rotonde sono in assoluto le più utilizzate. Hanno forma regolare e costante in tutte le proiezioni. 

PRO

  • nessun rischio legato ad eventuale rotazione

  • maggior praticità nell’utilizzo

  • effetto decollete pieno

CONTRO

  • Se troppo voluminose possono dare aspetto fake

  • Se la mammella di partenza è molto piccola possono avere aspetto poco naturale

 

 PROTESI ANATOMICHE

Le protesi anatomiche, hanno una caratteristica forma a goccia, con maggior proiezione nella parte bassa.

PRO

  •  aspetto estremamente naturale

 

CONTRO

  •  rischio di rotazione e quindi alterazione del profilo mammario 

SUPERFICIE

 le protesi possono essere distinte in lisce e testurizzate: la superficie potrà essere quindi omogenea o con microincisioni superficiali. Il processo di testurizzazione avviene in laboratorio in ambiente sterile.

 

6. SCELTA DELLA PROTESI

Le indicazioni principali alla mastoplastica additiva sono sicuramente il miglioramento globale della mammella, in termini di forma e volume.

Alla luce di tutte le informazioni che vi ho dato, probabilmente sarete ancora più confusi di prima!

Proviamo a fare un po' di chiarezza.

La scelta della protesi è un momento fondamentale nel percorso che porta alla chirurgia.

Si tratta infatti di un momento cruciale che non può prescindere da una sintonia che deve nascere con il proprio chirurgo. 

Il paziente deve riflettere su due aspetti: forma che si vorrebbe avere e volume finale. 

NB: Prima di andare avanti mi preme ricordare che il volume di una mammella non viene indicato con prima, seconda, etc..bensì in coppa. Quindi le due misure fondamentali sono quelle che indicano la circonferenza toracica (prima: 70 cm, seconda: 75 cm, terza: 80 cm, quarta 85 cm etc) e quelle che definiscono il volume mammario (coppa A,B,C etc.).

Facciamo un esempio:

  • PAZIENTE IPOTETICO: la paziente parte da una prima coppa B: immaginiamo quindi una ragazza esile, con torace stretto e volume mammario piccolo. 

  • IPOTESI A: Desidera ottenere un risultato naturale, con volume medio ed in armonia con il proprio corpo: potrebbe orientarsi su una protesi anatomica, di media proiezione e con volume tra 250 e 330 grammi.

  • IPOTESI B: Desidera un bel decollete, un effetto visibile: a lei potrebbe essere proposta una protesi rotonda, con una proiezione moderato plus ed un volume tra 300 e 400 grammi.

 

Sono solo due esempi che però possono aiutare a fare chiarezza.

Io ad esempio invito la paziente a venire in visita portando con se un reggiseno senza push up, come un costume da bagno e durante la visita provo insieme a loro varie protesi con differenti forme e volumi in modo da fare una prova dal vivo di tutte le possibilità. Tutti i miei pazienti eseguono una visita preliminare con l’anestesista almeno una settimana prima dell’intervento. Ho notato che questo approccio combinato chirurgo-anestesista permette ai pazienti di avvicinarsi all’intervento con maggiore serenità e chiarezza su quello che avverrà.

 

7. PREPARAZIONE ALL'INTERVENTO

In previsione dell’intervento è necessario eseguire delle analisi preoperatorie.

Il paziente si ricovera il giorno della procedura.

Per tutti gli interventi di mastoplastica è obbligatorio il  digiuno da solidi e liquidi da almeno 9-12 ore. Si consiglia una doccia la mattina dell’operazione ed una depilazione della regione ascellare da effettuarsi un paio di giorni prima.

Una volta in clinica, viene compilata una cartella clinica e verranno firmati i consensi informati con tutte le informazioni sulla procedura.

In reparto, il chirurgo incontra nuovamente la paziente, esegue delle fotografie preoperatorie e si procede quindi ai noti disegni preoperatori.

 

8. INTERVENTO CHIRURGICO

 In sede preoperatoria il paziente viene rivalutato dall’equipe composta dai chirurghi e dagli anestesisti. Si esegue un rapido briefing in cui si ridiscutono tutte i passaggi dell’operazione.

A questo punto si entra in sala operatoria.

La procedura viene eseguita in Anestesia Generale o in Sedazione.

L’intervento può avere una durata variabile, in media 60-90 minuti.

Le cicatrici, come detto in precedenza, potranno essere localizzate a livello dell’areola o del solco mammario. La lunghezza è di pochi cm.

I punti di sutura sono quasi sempre riassorbibili e tendono a scomparire nel giro di 15 giorni.

Di norma il paziente resta in osservazione nelle prime 12-24 h ed il giorno dopo può tornare a casa

 

9. POSTOPERATORIO

Il giorno della procedura si resta in osservazione in clinica. 

Spesso vengono utilizzati dei drenaggi, ovvero due piccoli tubicini collegati ad un mini serbatoio esterno. 

A cosa servono i drenaggi?

Questi device hanno una doppia funzione: fungono da sentinella in caso di sanguinamenti postoperatori ed evitano che il siero che si produce dopo l’operazione vadano in contatto con gli impianti. In genere vengono rimossi dopo 2-3 giorni.

Nelle prime 24 ore postoperatorie verranno somministrati farmaci antidolorifici ed antibiotici che saranno poi prescritti anche in dimissione per almeno 5-6 giorni.

Verrano eseguiti controlli periodici ambulatoriali a distanza di 3,7,14, 21 giorni dall’intervento.

10. COSA FARE E COSA EVITARE

Dopo una mastoplastica additiva, è preferibile osservare riposo per almeno 7-10 giorni ed astensione dalle attività lavorative e sportive per almeno 10-15 giorni.

Nel caso di posizionamento dell’impianto in sede retro-muscolare, la ripresa completa ed il ritorno alle attività sportive può richiedere anche 10 giorni in più.

Evitare quindi anche sollevamento di pesi nelle prime settimane.

 

REGGISENO POST OPERATORIO

in tutti i casi viene prescritto un reggiseno postoperatorio che la paziente indosserà per un mese giorno e notte, poi per almeno 12 ore al dì per un altro mese.

Si tratta di reggiseni sportivi, senza ferretti e con apertura anteriore.

Il loro utilizzo è fondamentale poiché aiutano a proteggere, a mantenere la forma e a dare un leggero grado di compressione all’area trattata.

 

11. RISCHI E COMPLICANZE

Questa procedura presenta rischi relativamente bassi. 

Le complicanze più comuni possono essere:

  • Sanguinamenti: possono avvenire nelle prime 12-24 ore dall’intervento. Il drenaggio aiuta nella diagnosi precoce e nell’eventuale revisione chirurgica

  • Contrattura capsulare: si tratta di una reazione del corpo ad un corpo estraneo (protesi). 

Consiste nella produzione di una sottile capsula che il corpo umano crea per “proteggersi” da quella che crede essere una minaccia esterna.

In realtà questo fenomeno avviene sempre. Nella maggior parte dei casi è di forma lieve e non viene percepito dalla paziente. In una piccola percentuale di casi, questa capsula è di spessore tale da deformare la protesi e provocare dolorabilità. Può essere trattata chirurgicamente e rimossa. Le principali aziende produttrici di protesi prevedono un’assicurazione ed un rimborso in caso di comparsa.

  • Rottura: può accadere che la protesi a seguito di traumi o anche spontaneamente possa rompersi. Il trattamento consiste nel cambio della protesi. 

  • ALCL (Anaplastic Large Cell Lymphoma): tradotto in Italiano sarebbe Linfoma Anaplastico a grandi cellule.   Sono in corso numerosi studi a livello internazionale per chiarire l’effettiva incidenza di questa complicanze. Al momento i dati noti sono la maggiore associazione con impianti caratterizzati da macrotesturizzazione (ritirati dal commercio) e l’insorgenza di sieromi tardivi (aumento di volume del seno per una produzione anomala di siero periprotesico, anche a distanza di anni). Anche se il termine Linfoma spaventi un po' tutti, si è visto che il trattamento combinato di rimozione della protesi e drenaggio del siero tende a risolvere completamente la malattia.

Credo che su questo argomento sia giusto ottenere informazioni ufficiali rilasciate dal Ministero della Salute e dalle due principali società di Chirurgia Plastica italiane che periodicamente emettono comunicati stampa: la SICPRE e l'AICPE.

 

 

12. MASTOPESSI CON PROTESI

La Mastopessi con protesi, prevede i principi base della Mastoplastica Additiva, con alcune differenze.

Ciò che cambia è legato alle indicazioni e di conseguenza all’intervento che verrà eseguito.

Si ricorre alla Mastopessi quando c’è bisogno di eseguire un lifting del seno per correggere la forma o ad esempio per risollevare il capezzolo.

A seconda dei casi, potrà essere sufficiente eseguire:

  • M. circumareolare: cicatrice circolare solo intorno al complesso Areola-Capezzolo

  • M. con cicatrice verticale: cicatrice circolare intorno al complesso Areola-Capezzolo e prolungata verticalmente in basso sino al solco

  • M. a T invertita: cicatrice circolare solo intorno al complesso Areola-Capezzolo ed a T invertita, ovvero verticale ed orizzontale nascosta all’interno del solco mammario.

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IL CHIRURGO RISPONDE

Ho il seno gonfio, quali sono le cause?


Esistono molteplici cause. L'ideale è consultare uno specialista senologo che potrà eseguire una diagnosi tramite esami di primo livello come la visita e l'ecografia.




E' vero che ci sono delle protesi ritirate dal commercio? Devo rimuoverle?


Assolutamente si. Si tratta di protesi testurizzate prodotte da una nota azienda. Detto questo le dico che i controlli di routine con esami strumentali sono sufficienti ad evitare l'espianto delle protesi.




E' possibile pagare a rate?


A breve avremo a disposizione la possibilità di rateizzare i costi.




Quanto costa l'additiva?


I costi sono variabili e dipendono dal tipo di protesi scelte, dal tipo di intervento da eseguire e dai costi di clinica. In media si aggirano tra i 4.800 ed i 6.500 euro.




Dove visita?


Caserta, Napoli, Roma, Milano.





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